Il dietologo Zuckerberg

La World Wide Web Foundation di Tim Berners-Lee ha pubblicato uno studio sulla content curation all’interno di Facebook, effettuato in Argentina lo scorso dicembre.

I risultati sono preoccupanti. È emersa anzitutto l’azione energica dell’algoritmo, che filtra sistematicamente le notizie ricevute dagli utenti, proponendo contenuti diversificati anche a soggetti in tutto e per tutto simili. Dopo aver caratterizzato politicamente alcuni degli account utilizzati per lo studio il flusso informativo è cambiato di conseguenza, ma non in modo sempre prevedibile. Ciò che non è affatto chiaro è il criterio adottato per scegliere di visualizzare certi contenuti al posto di altri, che sembra coerente solo in parte con la volontà di assecondare l’orientamento manifestato dell’utente.

Il filtro c’è, è molto aggressivo e oscura la maggior parte dei contenuti, condizionando pesantemente la “dieta mediale” dei cittadini. I dati raccolti dalla ricerca sono limitati (solo sei account, tutti con nomi femminili, monitorati per 11 giorni), ma ci spingono a riflettere e ad approfondire. In Argentina la maggior parte dei cittadini usa Facebook per informarsi, affidandosi ad un algoritmo di cui non sa e non controlla quasi nulla.

Gli autori chiedono a Facebook di diventare più trasparente, di condividere con i suoi utenti una parte del controllo e di supportare ricerche indipendenti sugli effetti dei sistemi automatici di content curation. Non so se e quando saranno ascoltati, ma intanto spetta a noi prendere coscienza del problema e, soprattutto, imparare a variare la dieta.