Informatica e indicazioni nazionali

Preparando il mio intervento nel Master “Innovatore digitale nella Pubblica Amministrazione e nella Scuola” mi sono imbattuto in questo documento. È una bozza elaborata dal CINI e presentata a Montecitorio nel mese di dicembre 2017, durante la Settimana Internationale dell’Ora del Codice.

Leggendo questa proposta di “Indicazioni Nazionali per l’insegnamento dell’Informatica nella Scuola” ho trovato molte idee interessanti e condivisibili. C’è una logica progressiva e coerente, i traguardi e gli obiettivi sembrano concreti e ben strutturati. Può costituire un buon punto di riferimento per la progettazione didattica, magari integrandolo con i materiali per il curricolo digitale che stiamo elaborando con le scuole del primo ciclo umbre.

Due cose, invece, non mi convincono del tutto.

Anzitutto mi chiedo chi e quando dovrebbe curare la realizzazione di queste indicazioni. Non esiste un insegnamento specifico nella scuola di base e i quadri orari sono già ingolfati dalle discipline e dal lavoro sulle competenze di cittadinanza. Intendiamoci: sono personalmente convinto della necessità di trovare spazi adeguati per il lavoro sul pensiero computazionale, a partire dalla scuola primaria (e anche prima). D’altra parte non si può pensare di continuare ad ingrassare i curricoli con nuove priorità, senza avere il coraggio di ridurre il tempo dedicato ad attività che a scuola si fanno ancora, tanto, e che nel mondo reale servono sempre meno.

Un’altra perplessità riguarda la presenza, fra i traguardi e gli obiettivi, di aspetti che riguardano la competenza digitale in generale, come:

  • l’utilizzo sicuro e responsabile delle tecnologie;
  • l’uso e la creazione di contenuti;
  • la ricerca di informazioni e la valutazione della loro attendibilità;
  • la comunicazione in rete, corretta e rispettosa degli altri;
  • la sicurezza delle persone, dei dati e dei dispositivi;
  • la gestione delle identità digitali.

Sono tutte tematiche di grande importanza, trattate qui in modo necessariamente poco approfondito. A mio avviso sarebbe stato più opportuno limitarsi a sviluppare bene l’area specifica del pensiero computazionale, da integrare poi con altri percorsi altrettanto specifici nel framework di riferimento europeo DigComp.

Devo rilevare che, anche in questo caso, i gruppi di lavoro italiani impegnati nella elaborazione di strumenti e linee guida sull’integrazione del digitale nella didattica tendono a ignorare la presenza di un quadro di riferimento già validato e ampiamente condiviso a livello europeo.

Non sarebbe molto più semplice partire dal DigComp e sviluppare documenti nazionali coerenti con esso? Ci offre una base comune, una piattaforma completa, coerente e organica. Perché continuare a proporre sillabi, indicazioni e pezzi di curricolo in ordine sparso, senza visione d’insieme?