Sicurezza, buon senso e nastro adesivo

Technology use comes with privacy risks, but don’t worry — the answer isn’t living the life of a Luddite.

(L’uso della tecnologia porta con sé dei rischi per la privacy, ma non preoccupatevi — la risposta non è vivere da luddisti.)

Nell’articolo intitolato “The Bare Minimum You Should Do to Protect Your Family’s Data” Caroline Knorr di Common Sense Media affronta il tema (attualissimo) della protezione dei dati personali nella vita digitale quotidiana delle famiglie.

La stragrande maggioranza di noi, pur condividendo preoccupazioni più o meno forti per la tutela della privacy, non vuole rinunciare alle tecnologie digitali. I rischi esistono, ma possiamo controllarli adottando una serie di contromisure. Knorr ne elenca tredici:

  1. utilizzare impostazioni della privacy restrittive nelle app e nei siti web;
  2. attivare l’autenticazione a due fattori;
  3. guardarsi dalle trappole del phishing;
  4. usare la protezione antivirus;
  5. evitare le reti wifi non sicure;
  6. mettere a punto le impostazioni del browser;
  7. spegnere i servizi di localizzazione;
  8. impedire alle app di condividere i dati;
  9. fare attenzione ai social login;
  10. verificare regolarmente le impostazioni della privacy;
  11. scegliere password complesse e cambiarle di frequente;
  12. personalizzare il nostro home assistant;
  13. coprire le webcam.

In generale sembrano tutte abbastanza universali e condivisibili, con qualche precisazione.

La protezione antivirus su alcune piattaforme non è indispensabile, a volte completamente superflua. L’autrice dell’articolo cita l’eccezione di iOS (il sistema operativo mobile di Apple). Secondo me su Mac OS, Linux e anche su Android, tenere il sistema regolarmente aggiornato può bastare, a patto di installare i software da fonti attendibili.

servizi di localizzazione sono sicuramente un rischio per la privacy, ma su di essi si basano anche funzionalità molto utili, come i promemoria basati sulla posizione. Qui ciascuno, secondo me, deve trovare il suo punto di equilibrio fra comodità e riservatezza.

Gli home assistant, almeno dalle nostre parti, sono ancora una novità per appassionati. Google Home è disponibile in Italia da due giorni; per la distribuzione di Amazon Echo e Apple Homepod in versione localizzata ci sarà da attendere un po’. Difficile dire se potranno effettivamente diffondersi nelle case italiane e in quanto tempo.

La numero 13, lo ammette anche Knorr, suona un po’ paranoica. Sappiamo che esistono software-spia in grado di prendere il controllo della webcam, ma è poco probabile che un cittadino qualunque venga attaccato da uno strumento del genere. Se però l’eventualità (anche remota) di poter essere osservati vi preoccupa, la soluzione è semplice ed economica: basta un pezzettino di nastro adesivo.