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	<title>Mario Mattioli &#124; Mario Mattioli</title>
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	<description>Segnali sonori dal futuro dei media</description>
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		<title>Meglio tardi che mai</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 07:34:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pare che gli editori italiani se ne siano accorti: il DRM scoraggia e indispettisce i lettori; non ferma i &#8220;pirati&#8221; e blocca la diffusione del libro digitale. Quando acquisto ebook senza DRM posso fare tutto con il tablet o con lo smartphone in pochi secondi: transazione, scaricamento, lettura. Se c&#8217;è &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mariomattioli.it/wp-content/uploads/2012/05/ADE.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1401" title="ADE" src="http://www.mariomattioli.it/wp-content/uploads/2012/05/ADE.jpg" alt="" width="575" height="419" /></a></p>
<p>Pare che gli editori italiani <a title="La Stampa" href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&amp;ID_articolo=1340&amp;ID_sezione=3">se ne siano accorti</a>: il DRM scoraggia e indispettisce i lettori; non ferma i &#8220;pirati&#8221; e blocca la diffusione del libro digitale.</p>
<p>Quando acquisto ebook senza DRM posso fare tutto con il tablet o con lo smartphone in pochi secondi: transazione, scaricamento, lettura. Se c&#8217;è il DRM Adobe, per ottenere il libro, devo passare per forza dal computer. A quel punto la procedura di autorizzazione richiede lo stesso tempo e la stessa complessità della procedura di <em>liberazione</em>. Se mantengo il DRM devo autorizzare ogni singolo dispositivo su cui voglio leggere il libro (e spesso non funziona). Se rimuovo il DRM posso copiare il libro dove mi pare e quante volte mi pare.</p>
<p>Aggiungiamo che il DRM costa un bel po&#8217; di soldi agli editori. Ci voleva tanto a capire che non era la strada giusta, soprattutto per contrastare le piattaforme integrate dei colossi americani? Meglio tardi che mai.</p>
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		<title>Lo stesso sogno</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 17:27:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho acquistato due ebook di Evgeny Morozov, approfittando di una delle tante offerte giornaliere che bombardano la mia casella di posta elettronica. Ho terminato quello intitolato &#8220;Contro Steve Jobs &#8211; La filosofia dell’uomo di marketing più abile del XXI secolo&#8221;. Affascinante e inquietante allo stesso tempo. Non voglio togliere il &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mariomattioli.it/wp-content/uploads/2012/04/20120429-090729.jpg"><img src="http://www.mariomattioli.it/wp-content/uploads/2012/04/20120429-090729.jpg" alt="20120429-090729.jpg" class="alignnone size-full" /></a></p>
<p>Ho acquistato due ebook di Evgeny Morozov, approfittando di una delle tante offerte giornaliere che bombardano la mia casella di posta elettronica.<br />
Ho terminato quello intitolato &#8220;Contro Steve Jobs &#8211; La filosofia dell’uomo di marketing più abile del XXI secolo&#8221;. Affascinante e inquietante allo stesso tempo.<br />
Non voglio togliere il piacere di leggerlo ai tanti (spero) che vorranno accostarsi al libro di questo ricercatore bielorusso che lavora negli Stati Uniti. Fra l&#8217;altro si parla in modo assai intrigante di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Braun_(azienda)">Braun</a> e di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bauhaus">Bauhaus</a>. Cito solo alcuni passaggi, tra i molti che mi hanno colpito:</p>
<p>Il direttore marketing Apple negli anni Ottanta</p>
<blockquote><p>Tutti noi ci sentiamo come se avessimo mancato l’appuntamento con il movimento dei diritti civili e la guerra del Vietnam. Al loro posto abbiamo avuto il Macintosh.</p></blockquote>
<p>Jobs mentre analizza la strategia di Apple</p>
<blockquote><p>Abbiamo avuto un grandissimo successo, siamo riusciti a far sì che tutti sognassero lo stesso sogno.</p></blockquote>
<p>Una sua ex fidanzata</p>
<blockquote><p>Steve era convinto che fosse nostro compito insegnare l’estetica alla gente, dire loro ciò che dovevano amare.</p></blockquote>
<p>Il web secondo Jobs</p>
<blockquote><p>Quale che sia la prospettiva con cui guardiamo al web, si tratta del principale canale di distribuzione diretto al consumatore.</p></blockquote>
<p>Non fatevi ingannare dal titolo. Non è un libro <em>contro</em> Steve Jobs, ma un&#8217;analisi critica delle ragioni del suo successo. L&#8217;ondata celebrativa che ha fatto seguito alla sua morte e anche le polemiche su alcuni lati oscuri, come le condizioni dei lavoratori cinesi che assemblano i dispositivi Apple, hanno reso quasi impossibile disegnare un quadro d&#8217;insieme della vicenda di un uomo tanto influente. Morozov, secondo me, ci riesce. In poche pagine offre un punto di vista sicuramente soggettivo, ma lucido e documentato. Il suo sguardo è ampio e profondo, ci obbliga a riflettere non solo su chi è stato Steve Jobs, ma su cosa noi stessi siamo diventati, grazie a lui e insieme a lui.</p>
<p>Siamo più felici, ora che qualcuno ci ha convinto a sognare tutti lo stesso sogno invece di provare  a cambiare il mondo?</p>
<p><a href="http://www.mariomattioli.it/wp-content/uploads/2012/04/20120429-085712.jpg"><img src="http://www.mariomattioli.it/wp-content/uploads/2012/04/20120429-085712.jpg" alt="20120429-085712.jpg" class="alignnone size-full" /></a></p>
<p><a href="http://www.mariomattioli.it/wp-content/uploads/2012/04/20120429-085917.jpg"><img src="http://www.mariomattioli.it/wp-content/uploads/2012/04/20120429-085917.jpg" alt="20120429-085917.jpg" class="alignnone size-full" /></a></p>
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		<title>Trenta secondi di follia</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 06:45:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
				<category><![CDATA[diario]]></category>
		<category><![CDATA[nuovi media]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[DRM]]></category>
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		<description><![CDATA[Immaginate un lettore digitale (inteso come persona, non come apparecchio elettronico), uno dei tanti che comprano ebook e li leggono su e-reader, tablet, smartphone, computer&#8230; Immaginate questo lettore che acquista due ebook: il primo ha il Social DRM ed è sufficiente scaricarlo in una cartella, magari condivisa con Dropbox, per &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mariomattioli.it/wp-content/uploads/2012/04/20120421-092345.jpg"><img src="http://www.mariomattioli.it/wp-content/uploads/2012/04/20120421-092345.jpg" alt="20120421-092345.jpg" class="alignnone size-full" /></a></p>
<p>Immaginate un lettore digitale (inteso come persona, non come apparecchio elettronico), uno dei tanti che comprano ebook e li leggono su e-reader, tablet, smartphone, computer&#8230; Immaginate questo lettore che acquista due ebook: il primo ha il <a href="http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pages/infoutili/assistenza/DRM.html">Social DRM</a> ed è sufficiente scaricarlo in una cartella, magari condivisa con <a href="http://www.dropbox.com">Dropbox</a>, per averlo a disposizione in tutti i dispositivi.<br />
Per il secondo, &#8220;protetto&#8221; dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Digital_Rights_Management">DRM</a> Adobe, sono necessari trenta secondi in più:</p>
<ul>
<li>scaricamento del file di riferimento dal sito del venditore (non c&#8217;è il libro dentro, solo codici che fanno funzionare il DRM);</li>
<li>apertura del file in Adobe Digital Editions, che in pochi secondi scarica il libro e lo apre;</li>
<li>trascinamento del file appena scaricato (ora si trova insieme a tutti gli altri in una cartella del computer) su un piccolo script gratuito facilmente reperibile in rete che rimuove il DRM in un attimo, creando una copia <em>libera</em> dello stesso file.</li>
</ul>
<p>Perché, direte voi, se il nostro lettore ha regolarmente acquistato il libro, deve preoccuparsi di rimuovere il DRM? Per motivi pratici: con il DRM sarebbe obbligato ad autorizzare ogni singolo dispositivo abilitato alla lettura con una procedura farraginosa e comunque non tutti gli smartphone, e-reader e tablet sono in grado di gestire il DRM Adobe. Morale: tanti utenti onesti sono costretti a improvvisarsi hacker per poter fruire liberamente di contenuti che hanno regolarmente pagato. Sull&#8217;altro versante gli editori investono risorse ingenti per un sistema che non protegge nulla e ottiene l&#8217;unico risultato di scoraggiare e indispettire gli acquirenti di libri elettronici.</p>
<p>Bastano trenta secondi, ma sono di pura follia collettiva.</p>
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		<title>Se l&#8217;open-source lascia a desiderare</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Mar 2012 18:20:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
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		<category><![CDATA[tecnologie]]></category>
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		<description><![CDATA[Aggiornamento: da uno scambio su Twitter con lo staff di MuseScore è emerso che stanno lavorando a una nuova versione dell&#8217;applicazione mobile. Nel frattempo ho verificato che anche quella di Sibelius non ha prestazioni sufficienti per essere utilizzata suonando dal vivo. Per fortuna ci sono altre applicazioni che funzionano meglio &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Aggiornamento: da uno scambio su Twitter con lo staff di MuseScore è emerso che stanno lavorando a una nuova versione dell&#8217;applicazione mobile. Nel frattempo ho verificato che anche quella di Sibelius non ha prestazioni sufficienti per essere utilizzata suonando dal vivo. Per fortuna ci sono altre applicazioni che funzionano meglio (ne parlo in un prossimo post). L&#8217;applicazione di MuseScore per Mac è al momento la mia preferita per la notazione musicale.</em></p>
<p>Audacity, LibreOffice, Zotero, MuseScore e Gimp sono applicazioni open-source che dovrei utilizzare spesso e volentieri. In realtà, anche se mi trovo a lavorarci e a consigliarle di frequente, confesso di non usarle mai volentieri.</p>
<p>Sono affidabili, potenti e, soprattutto, liberamente installabili in qualsiasi computer, quindi potenzialmente perfette per la scuola e la formazione in genere.<br />
C&#8217;è solo un problema, immenso: non le trovo piacevoli da usare.</p>
<p>Per ciascuna di esse esistono alternative commerciali che, essendo sviluppate in modo specifico per il mio sistema operativo, ne sfruttano al massimo le caratteristiche offrendo un&#8217;esperienza d&#8217;uso, un&#8217;immediatezza, un&#8217;efficienza e un livello di gratificazione molto superiori. In alcuni casi, poi, il prodotto <em>open</em> è privo funzioni importanti, oppure ci sono ma appaiono rozze e poco perfezionate.<br />
Un esempio: ho acquistato l&#8217;app di MuseScore per iPad per adottarla come <em>leggìo digitale</em>, ma è inutilizzabile, perché il cambio pagina richiede diversi secondi (!). Nessun problema, invece, per l&#8217;app di Avid Scorch, che fa anche altre cose utili, come riprodurre suoni e trasportare l&#8217;intero spartito. Passando alle versioni per computer dei due programmi, Avid Sibelius può permettersi di accogliere plugin sonori di livello professionale, una funzione che MuseScore difficilmente potrà mai offrire.<br />
Un altro esempio: montare una registrazione audio con Audacity mi richiede molto più tempo rispetto a quando uso Amadeus Pro, principalmente perché Amadeus mi consente di navigare nelle onde sonore con dei semplici, rapidissimi gesti delle dita sul trackpad.<br />
E ancora: impaginare un layout complesso con Pages, o realizzare una raffinata presentazione multimediale con Keynote sono esperienze così gratificanti da far entrare in crisi anche il più accanito sostenitore del software libero.</p>
<p>Risparmiare tempo e lavorare divertendosi non sono cose da poco. Spero che gli sviluppatori dei programmi che, per motivi etici, continuerò a sostenere anche economicamente, si accorgano presto della loro importanza.</p>
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		<title>La tv che mi piace</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Mar 2012 07:56:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non guardo quasi mai la TV, pur pagando regolarmente (e malvolentieri) la tassa/canone Rai. Non è solo colpa della qualità dei programmi, è una questione di tempi e modi. Per come è organizzata la mia vita attuale passare più di due ore davanti a un talk-show televisivo, a un evento &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mariomattioli.it/wp-content/uploads/2012/03/servpubb.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1230" title="Servizio pubblico nello smartphone" src="http://www.mariomattioli.it/wp-content/uploads/2012/03/servpubb.jpg" alt="" width="480" height="366" /></a></p>
<p>Non guardo quasi mai la TV, pur pagando regolarmente (e malvolentieri) la tassa/canone Rai.</p>
<p>Non è solo colpa della qualità dei programmi, è una questione di tempi e modi. Per come è organizzata la mia vita attuale passare più di due ore davanti a un talk-show televisivo, a un evento sportivo o ad un programma d&#8217;inchiesta è quasi impossibile. Le mie giornate sono decisamente frammentate e, molto spesso, approfitto dei brevi momenti di vuoto fra un&#8217;attività familiare e l&#8217;altra per tenermi in contatto con il mondo. Sono momenti brevi, che trascorro quasi sempre lontano dalla tv e non sempre con il computer a disposizione.</p>
<p>Eppure mi sembra di riuscire comunque a star dietro alle poche trasmissioni che mi interessano. Un esempio: non vedo mai in diretta &#8220;<a href="http://www.serviziopubblico.it/">Servizio pubblico</a>&#8220;, perché non ho tempo, ma anche perché mi interessano poco le schermaglie verbali in studio fra certi ospiti. In compenso seguo sempre gli editoriali di Travaglio, le vignette di Vauro, le interviste e le inchieste. Per fortuna poche ore dopo la messa in onda di ogni puntata, la produzione carica nel proprio <a href="http://www.youtube.com/user/Serviziopubblico">canale YouTube</a> una raccolta di brevi video che mi consentono di scegliere solo le parti della trasmissione che mi interessano veramente. Il canale è accessibile con il computer e con lo smartphone, a casa e fuori (avendo un contratto di connessione mobile a Internet). In mezzora, anche a rate, posso godermi un programma che, potendo contare solo sulla diretta o sulla registrazione integrale, non seguirei affatto.</p>
<p>Semplicità, efficienza, personalizzazione: questa è la tv che mi piace, grazie alla Rete.</p>
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		<title>Ancora sulle nuvole</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 17:43:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cloud computing]]></category>
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		<description><![CDATA[Un altro post sul cloud computing. Niente di strano, visto che sembra essere il terreno su cui andranno a scontrarsi i giganti dell&#8217;Information Technology. Wired fa il punto sulle grandi manovre in atto: Apple integrerà iCloud nel prossimo sistema operativo per computer e si prepara a diventare una sorta di Grande &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="flickrImage_1" class="wp-caption alignnone" style="width: 650px"><a href="http://www.flickr.com/photos/57367865@N06/" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://farm7.static.flickr.com/6213/6263778667_54ea60a1ab_z.jpg" alt="" width="640" height="384" /></a><p class="wp-caption-text">iHeaven, Steve Jobs iCloud © by adambrack</p></div>
<p>Un altro post sul <a title="Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cloud_computing">cloud computing</a>.</p>
<p>Niente di strano, visto che sembra essere il terreno su cui andranno a scontrarsi i giganti dell&#8217;Information Technology. <a title="Will Apple’s Mountain Lion Make Microsoft, Facebook BFFs?" href="http://www.wired.com/cloudline/2012/02/facebook-microsoft-icloud/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+wired%2Findex+%28Wired%3A+Index+3+%28Top+Stories+2%29%29">Wired</a> fa il punto sulle grandi manovre in atto: Apple integrerà <a title="Apple iCloud" href="http://www.apple.com/it/icloud/">iCloud</a> nel prossimo <a title="Apple Mountain Lion" href="http://www.apple.com/macosx/mountain-lion/">sistema operativo</a> per computer e si prepara a diventare una sorta di Grande Fratello in grado di controllare i dispositivi, il software e i contenuti; gli unici in grado di opporsi (purché uniti) sarebbero Microsoft e Facebook. L&#8217;articolo di Wired non prende in considerazione Google, che invece mi sembra in grado di mettere in discussione le posizioni di tutti e tre gli altri concorrenti.</p>
<p>Ma la questione, forse, è mal posta, perché dà per scontato che le masse di utenti siano gestibili e prevedibili. Gli iscritti a Facebook, gli utilizzatori di Windows, Mac, iOS, Android, GMail sono invece esseri umani, intrinsecamente imprevedibili, spesso sfuggenti rispetto alle politiche di marketing, quasi sempre dotati di identità virtuali multiple e apparentemente contraddittorie. Io, ad esempio, utilizzo <a href="http://www.apple.com/it/macosx/">Mac</a>, <a href="http://www.ubuntu.com/">Linux</a>, <a href="http://windows.microsoft.com/it-IT/windows/home">Windows</a>, <a href="http://www.android.com/">Android</a>, <a href="http://www.apple.com/it/ios/">iOS</a> e pure <a href="http://www.chromium.org/chromium-os">Chrome OS</a>. I miei dati sono sparsi nei server di Google, Facebook, Apple, Dropbox, Evernote e chissà quanti altri fornitori di servizi. Ho creato account multipli, duplicati, parziali e incompleti. Penso di essere l&#8217;esatto contrario del cliente <em>fidelizzato</em>, anzi: tradisco appena posso, per avere un servizio migliore, o solo per curiosità e voglia di cambiare. Siamo in tanti a comportarci più o meno così e questo ci consente di smentire sistematicamente la maggior parte delle previsioni degli strateghi del marketing. Per quanti sforzi facciano (e ne fanno, continuamente) non riusciranno mai a farci diventare numeri da sommare per i loro grafici. Perfino Apple, con i suoi 100 miliardi di dollari di liquidità, potrebbe fallire in pochi anni se decidessimo di smettere di regalarle il nostro tempo.</p>
<p>La creazione di un ecosistema informativo integrato, basato su dispositivi fissi e mobili sempre sincronizzati fra di loro, è sicuramente la nuova frontiera non solo dell&#8217;informatica, ma dell&#8217;intero mondo dei media, dell&#8217;educazione e della cultura. Ciò che conta, però, non sono le infrastrutture in sé né tantomeno il business che si portano dietro, ma la loro capacità di potenziare le facoltà umane e di migliorare le nostre vite.</p>
<p>Quelli importanti siamo noi e loro sono al nostro servizio, non il contrario.</p>
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		<title>Cloud e proprietà dei dati</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 20:32:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
				<category><![CDATA[tecnologie]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo ammetto: le applicazioni cloud mi piacciono. Uso Evernote, Google Apps, Dropbox e diversi altri servizi praticamente ogni giorno e con grande vantaggio. Ho i dati sempre disponibili, nei computer e nei dispositivi mobili, tanta comodità e nessuna preoccupazione. Poco fa stavo cercando di smaltire le decine di siti che avevo archiviato &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="flickrImage_2" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><a href="http://www.flickr.com/photos/megapixel/" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://farm7.static.flickr.com/6174/6152929767_dbc10ee38b.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a><p class="wp-caption-text">cloud © by Megapixel Eyes</p></div>
<p>Lo ammetto: le applicazioni <em>cloud</em> mi piacciono. Uso <a href="http://www.evernote.com/">Evernote</a>, Google Apps, <a href="https://www.dropbox.com">Dropbox</a> e diversi altri servizi praticamente ogni giorno e con grande vantaggio. Ho i dati sempre disponibili, nei computer e nei dispositivi mobili, tanta comodità e nessuna preoccupazione.</p>
<p>Poco fa stavo cercando di smaltire le decine di siti che avevo archiviato (guarda caso) in un taccuino di Evernote e mi sono imbattuto in <a href="http://maasd.edublogs.org/digital-storytelling/web-based-digital-storytelling-tools-online-interactives/">questo</a>. Bello, no? Un lunga lista di servizi web per il Digital Storytelling. In questi casi viene subito voglia di provare, giocare, creare. C&#8217;è un problema, però. Molto spesso tirar fuori le proprie preziose creazioni da questi servizi online è complicato o addirittura impossibile. Anche quando esiste una funzione di esportazione ci si ritrova nel computer un file proprietario, inutilizzabile al di fuori della piattaforma in questione. Per fortuna Google sta facendo un buon lavoro con TakeOut (ma quando attiveranno un backup semplificato per Gmail?).</p>
<p>Insomma: salvare sempre e fare attenzione ai formati. Di cose veramente <em>libere</em>, cioè gratis, aperte e non orientate a &#8220;catturare&#8221; utenti, ne esistono veramente poche. Ricevuto. Fra l&#8217;altro, sinceramente, mi sono stancato di passare più tempo a provare software che a lavorarci sul serio.</p>
<p>Poi mi è tornata in mente la <a href="http://www.tomshw.it/cont/news/stallman-su-chrome-os-cloud-computing-pericoloso/28604/1.html">posizione di Stallman</a> su Chrome OS e sul <em>cloud computing</em> in generale, radicale come sempre.</p>
<p>Ha ragione? Certo. Dovremmo mollare tutto e affidarci solo a dischi rigidi e chiavette usb? Secondo me no, ma le sue parole ci dovrebbero suggerire una certa prudenza, almeno nella gestione dei dati più sensibili e riservati. Uomo avvisato&#8230;</p>
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		<title>Social reading come e perché</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 23:28:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho deciso di togliere temporaneamente il widget di Goodreads, per due ragioni: è fermo da troppo tempo; ho qualche dubbio sulla piattaforma. È fermo perché leggo molto meno di quanto vorrei e perché difficilmente arrivo in fondo ai libri. In questo periodo più che leggere per diletto studio, mi informo, &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho deciso di togliere temporaneamente il widget di <a href="http://www.goodreads.com/">Goodreads</a>, per due ragioni:</p>
<ul>
<li>è fermo da troppo tempo;</li>
<li>ho qualche dubbio sulla piattaforma.</li>
</ul>
<p>È fermo perché leggo molto meno di quanto vorrei e perché difficilmente arrivo in fondo ai libri. In questo periodo più che leggere per diletto studio, mi informo, riempio vuoti. Per farlo, nel poco tempo a disposizione, mi dedico allo <em>zapping</em>, cercando di cogliere gli elementi essenziali di un testo, o almeno quelli più rilevanti per me. Tutto ciò non si concilia facilmente con la logica di un social network per lettori (e scrittori) come Goodreads.</p>
<p>Non che l&#8217;idea di mettere nella nuvola i miei libri e di condividere appunti e impressioni mi lasci indifferente, anzi. Penso che sia utile, stimolante e potenzialmente molto gratificante. Forse Goodreads, semplicemente, non è la piattaforma giusta per me ora. Ho installato nel telefono l&#8217;applicazione di <a href="http://www.anobii.com/">Anobii</a>, che si è subito presentata bene riuscendo in un&#8217;operazione che aveva visto la concorrente di Goodreads fallire miseramente: riconoscere il codice a barre del libro che sto (ri)leggendo questa settimana. Niente di esotico, in realtà: Oralità e scrittura di Ong, un classico tradotto e pubblicato dal Mulino. Evidentemente la localizzazione di Anobii non riguarda solo l&#8217;interfaccia utente, ma anche l&#8217;insieme dei servizi, fra l&#8217;altro utilizzati da un gran numero di utenti italiani.</p>
<p>E proviamo Anobii, allora, anche se ciò che conta è sempre e comunque leggere, ascoltare, guardare, comunicare, nutrire la mente.</p>
<p>Con e senza social network.</p>
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		<title>Fra le nuvole con i piedi per terra</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 09:16:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
				<category><![CDATA[didattica]]></category>
		<category><![CDATA[ecosistemi educativi]]></category>
		<category><![CDATA[nuovi media]]></category>
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		<category><![CDATA[tecnologie]]></category>
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		<category><![CDATA[smartphone]]></category>
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		<category><![CDATA[tecnologie didattiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho appena letto un bel post di Marco Dominici, alias mediadigger. Mette insieme diverse fonti molto interessanti e ci offre una panoramica stimolante su un settore in grande ebollizione: l&#8217;editoria digitale a sfondo educativo. Condivido e apprezzo lo scenario che ci offre l&#8217;autore, ma vorrei modestamente aggiungere un&#8217;osservazione, stimolata da &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://www.mariomattioli.it/fra-le-nuvole-con-i-piedi-per-terra/"><img src="http://img.youtube.com/vi/xTGugNPPXoA/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>Ho appena letto un bel <a title="L'articolo nel blog di Marco Dominici" href="http://leggoergosum.wordpress.com/2012/02/04/leducazione-va-sulle-nuvole-leditoria-scolastica-rimane-a-terra/">post</a> di Marco Dominici, alias <a title="Mediadigger su Twitter" href="https://twitter.com/mediadigger">mediadigger</a>.</p>
<p>Mette insieme diverse fonti molto interessanti e ci offre una panoramica stimolante su un settore in grande ebollizione: l&#8217;editoria digitale a sfondo educativo. Condivido e apprezzo lo scenario che ci offre l&#8217;autore, ma vorrei modestamente aggiungere un&#8217;osservazione, stimolata da questo passaggio:</p>
<p><em>«Se volete sapere cosa ne penso, sinceramente non credo molto all’uso dei cellulari in classe. Concordo sul fatto che tra pochissimo ogni ragazzino sarà proprietario di uno smartphone che potrebbe (il condizionale è d’obbligo come non mai) essere usato in maniera didattica. Piuttosto credo che altrettanto rapidamente si diffonderanno i tablet (i cui prezzi scenderanno presto in maniera notevole) i quali sostituiranno i libri di testo, prima come supporto e poi come concetto stesso di materiale didattico.»</em></p>
<p>Secondo me, invece, gli smartphone hanno delle ottime carte da giocare:</p>
<ul>
<li>più fuori che dentro l&#8217;aula;</li>
<li>non con i testi, per quanto ipermediali, ma con l&#8217;audio e il video.</li>
</ul>
<p>Se è vero che l&#8217;articolazione in aule e classi ha fatto abbondantemente il suo tempo (era ora) vuol dire che cambierà tutto, soprattutto nel modo di archiviare e scambiare informazioni.</p>
<p>Chi ha detto che i materiali per l&#8217;apprendimento debbano per forza avere la forma, seppur evoluta, del libro? Forse è giunto il momento di restituire al suono e all&#8217;immagine lo spazio che meritano, nei contenuti didattici e nei prodotti degli studenti.</p>
<p>Sono sempre necessari gli ingombranti schermi da 10 pollici? Abbiamo veramente bisogno, per rinnovare gli ambienti di apprendimento, del costoso apparato hardware-software che colossi come Apple stanno mettendo in campo? Stiamo attenti a non cadere nella trappola del marketing: il centro di tutto, lo sappiamo, non è la <strong>tecnologia</strong>, ma la <strong>pedagogia</strong>. Quante cose si possono fare anche solo con un semplice voice-recorder? Le tecnologie più complicate, spesso, servono a mascherare approcci tutt&#8217;altro che innovativi (pensiamo al triste esempio delle LIM) e alimentano un circolo vizioso fra educazione e mercato.</p>
<p>Magari la soluzione è più semplice, aperta, democratica e creativa.<br />
Marco conclude preoccupato per il possibile aumento del divario digitale fra scuole di serie A e di serie C, ma io sono più ottimista, proprio pensando ad una didattica originale e innovativa, che sappia valorizzare  strumenti (come i registratori-lettori audio-video e gli smartphone Android di fascia economica) che costano la metà di quanto spende ogni anno in libri di testo uno studente delle medie. Non che disdegni i tablet e i notebook, anzi, ma da che mondo è mondo le idee più geniali nascono con pochi mezzi e tanta fantasia.</p>
<p>La necessità aguzza l&#8217;ingegno.</p>
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		<title>Edmodo</title>
		<link>http://www.mariomattioli.it/edmodo/</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 18:58:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario</dc:creator>
				<category><![CDATA[didattica]]></category>
		<category><![CDATA[ecosistemi educativi]]></category>
		<category><![CDATA[strumenti]]></category>
		<category><![CDATA[informal learning]]></category>
		<category><![CDATA[social learning]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[Da qualche settimana sto sperimentando Edmodo con le mie classi. Le prime impressioni sono molto positive: è attraente per gli studenti (l&#8217;interfaccia è chiaramente ispirata a Facebook); offre agli insegnanti una buona scelta di strumenti (gruppi, compiti, sondaggi, quiz, messaggistica&#8230;); è gratis; offre spazio di archiviazione illimitato; è facile da usare; &#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.schooltube.com/embed/c57360ea3f95ad0e09b6" frameborder="0" width="500" height="375"></iframe></p>
<p>Da qualche settimana sto sperimentando <a title="Edmodo" href="http://www.edmodo.com/">Edmodo</a> con le mie classi. Le prime impressioni sono molto positive:</p>
<ul>
<li>è attraente per gli studenti (l&#8217;interfaccia è chiaramente ispirata a Facebook);</li>
<li>offre agli insegnanti una buona scelta di strumenti (gruppi, compiti, sondaggi, quiz, messaggistica&#8230;);</li>
<li>è gratis;</li>
<li>offre spazio di archiviazione illimitato;</li>
<li>è facile da usare;</li>
<li>offre applicazioni gratuite per Android e iOS.</li>
</ul>
<p>La traduzione italiana è ancora incompleta, ma dovrebbe essere pronta fra poco.</p>
<p>La cosa che più mi piace di Edmodo è che non ha quasi niente in comune con le piattaforme e-Learning (stile Moodle, per capirci). Non è un ambiente chiuso e iper-strutturato, nato come estensione dell&#8217;aula, ma un luogo d&#8217;incontro e condivisione, pensato per integrarsi con la vita quotidiana.</p>
<p>Che sia questo lo strumento ideale per gettare un ponte fra formale e informale?</p>
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