Il Grande Fratello siamo noi?

Nel primo episodio della terza serie di Black Mirror Lacie, la protagonista, cerca disperatamente di far crescere il suo social rating, innescando invece una pericolosa caduta libera. Il mondo in cui vive è completamente regolato dal punteggio di popolarità che le persone si attribuiscono a vicenda, in un’atmosfera surreale di conformismo, vacuità e ferreo controllo sociale.
La realtà ci ha abituato a superare spesso e volentieri la fantasia degli sceneggiatori. Stavolta tocca al governo cinese, che ha già avviato a partire dal 2010 nella provincia di Jiangu un sistema sperimentale che ricorda molto da vicino quello in cui si dibatte la nostra Lacie. Non è stato un successo, ma ciò sembra preoccupare molto poco gli strateghi di Pechino, fermamente convinti della bontà di un’idea che potremmo definire “regime totalitario 2.0”. Un regime che aggiunge e sottrae punti ai propri cittadini, modulando diritti e privilegi in base alla loro affidabilità, alla capacità di uniformarsi alle regole di comportamento prestabilite.

C’è chi dubita della fattibilità di un simile progetto, che potrebbe addirittura rivelarsi un boomerang: accentrare dati e controllo non solo è estremamente costoso e complesso, ma espone al rischio di attacchi hacker al cuore del sistema, con conseguenze difficilmente immaginabili.

La storia è raccontata in un bell’articolo dell’Independent e in molte altre fonti che trovate in rete. Merita una riflessione, soprattutto perché, nel frattempo, un sistema di controllo sociale distribuito sembra già aver pervaso in profondità le vite di molti, non solo in Cina.