Apple entra nel playground del coding


Lunedì il management di Apple ha inaugurato la conferenza annuale per gli sviluppatori. Fra i tanti annunci, tutti relativi alle nuove versioni dei sistemi operativi (sempre più integrate e convergenti), spicca la presentazione di una nuova app per avvicinare i giovani alla programmazione: Swift Playgrounds.

Swift è un linguaggio di programmazione lanciato da Apple nel 2014 e reso open source nel 2015. È stato progettato per essere semplice da apprendere e da utilizzare. Consente di scrivere applicazioni per i sistemi operativi Apple e Linux.

Swift Playgrounds è il primo progetto di Apple dedicato al mondo del coding, che va ad affiancarsi a proposte ormai diffuse e consolidate come Scratch e code.org. Da quanto si è capito, e in attesa di poterlo provare di persona, sembra il tipico prodotto di Cupertino: bello, semplice, funzionale, innovativo e un po’ troppo chiuso. Il linguaggio è open, ma resta fortemente legato all’ecosistema Apple. L’app è solo per iPad.

L’annuncio di lunedì conferma l’attenzione della Silicon Valley verso il mondo della scuola, alla quale Tim Cook e gli altri sembrano chiedere con sempre maggiore urgenza un esercito di giovanissimi programmatori, possibilmente geniali, magari a basso costo. Come sempre noi che la scuola la facciamo ogni giorno dobbiamo prendere quanto di buono ci viene offerto (spesso gratis) e tenerci a distanza di sicurezza dagli eccessi, dalle mode e dalle strategie commerciali. Comprendere la logica dei linguaggi che fanno funzionare i dispositivi che usiamo ogni giorno fa parte delle competenze chiave di cittadinanza. Diventare programmatori professionisti a 16 anni, dal nostro punto di vista, non è necessariamente un successo.

Una cosa che mi ha colpito guardando la demo in diretta streaming è la presenza costante del codice nell’interfaccia dell’applicazione. Swift Playgrounds non è come gli ambienti di programmazione semplificati più diffusi, basati sulla programmazione grafica, a blocchi. Qui si lavora direttamente sui comandi testuali di Swift, potendo contare su un’assistenza costante, ma discreta. Non è una differenza da poco, perché rivela un obiettivo preciso: far apprendere il linguaggio, non solo la logica della programmazione.

Chi ha creato Scratch e Blockly stava cercando di promuovere la diffusione del cosiddetto “pensiero computazionale”. Gli sviluppatori di Swift Playgrounds hanno ricevuto un compito molto più specifico: diffondere la conoscenza e l’uso di Swift. D’altra parte è probabile che l’app possa comunque rivelarsi utilissima per sviluppare competenze più generali. La scelta di lavorare sul codice vero e proprio, invece di nasconderlo in qualche finestra secondaria, secondo me è valida anche dal punto di vista didattico. Come sempre l’importante è fare scelte consapevoli, valutando con attenzione potenzialità e rischi di ogni strumento prima di utilizzarlo in classe.