Non esistono dittature buone

Ho appena finito di leggere un articolo di Jon Evans su Techcrunch, molto critico nei confronti di Apple.
Il problema principale, contro cui Evans punta il dito, è la nota ossessione degli uomini di Cupertino per il controllo, la blindatura a doppia mandata dei sistemi operativi e delle piattaforme che consentono l’accesso a software, servizi e contenuti.

La visione benevolmente dittatoriale che ispira il più blasonato marchio dell’elettronica di consumo può rappresentare un rischio da non sottovalutare, non solo per la creatività di sviluppatori e imprenditori digitali, ma anche per le libertà personali dei milioni di persone in tutto il mondo che utilizzano quotidianamente i prodotti Apple.
Il tono dell’articolo è molto duro, gli scenari proposti non sono sempre condivisibili, ma l’analisi di fondo mi sembra ineccepibile.
Ricordate il caso Microsoft – Unione Europea, con relative multe milionarie per abuso di posizione dominante? Quest’anno tocca a Google, per il motore di ricerca e per Android.
Non sarà giunto il momento di indagare seriamente su come funziona l’App Store nei dispositivi iOS? Stiamo parlando di uno dei sistemi operativi mobili più diffusi, utilizzato quotidianamente da una parte significativa della popolazione europea e mondiale. Un sistema operativo in cui Apple si riserva il diritto di decidere quali applicazioni possono essere installate, seguendo criteri del tutto arbitrari, che possono limitare pesantemente quantomeno la libera concorrenza fra i produttori di software e servizi.

Fare ottimi prodotti ed essere carismatici non basta. Nessun giocatore, per quanto bravo e rispettato, può arrogarsi il diritto di stabilire le regole del gioco.