Sfumature lessicali

Michele Gorga, in un bel riepilogo delle principali novità introdotte dalla legge 107 in tema di scuola digitale, inserisce due affermazioni molto forti:

  • sarà introdotta una nuova disciplina curricolare: “competenze digitali”;
  • i testi didattici dovranno essere in formato digitale.

Partiamo dal primo punto. Al comma 57 della legge del 13 luglio scorso si afferma che gli Istituti promuovono azioni coerenti con il Piano nazionale per la scuola digitale che, a sua volta, è finalizzato alla promozione delle competenze digitali e delle competenze in generale utilizzando le tecnologie. Non si parla però di istituire nuove cattedre specifiche, né di introdurre l’ora di competenza digitale nell’orario delle lezioni. Anzi, leggendo la lettera d) del comma 58 sembra di capire che i docenti in genere, di ogni disciplina, saranno formati per l’innovazione didattica e lo sviluppo della cultura digitale.

Le competenze digitali, quindi, non come disciplina curricolare, ma come traguardo trasversale. Tempo fa avevo proposto proprio di trovare uno spazio ad hoc nell’organico dei docenti e nel curricolo per curare meglio lo sviluppo della competenza digitale, ma l’idea era stata accolta quasi come una provocazione. Non mi pare che la legge 107 si discosti dall’impostazione che ha dominato il campo finora: il traguardo resta trasversale, se ne occupano in varia misura e da prospettive diverse tutti i docenti, magari adeguatamente formati.

La nuova figura del coordinatore digitale istituita dal comma 59 dovrebbe costituire un punto di riferimento forte, potendo contare fra l’altro sul supporto di un insegnante tecnico-pratico. Purtroppo la formulazione della norma lascia aperti diversi interrogativi:

«59. Le istituzioni scolastiche possono individuare, nell’ambito dell’organico dell’autonomia, docenti cui affidare il coordinamento delle attività di cui al comma 57. Ai docenti può essere affiancato un insegnante tecnico-pratico. Dall’attuazione delle disposizioni di cui al presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.»

Quindi:

  • Le scuole possono, non devono, individuare il coordinatore digitale.
  • Ai docenti può, non deve, essere affiancato un insegnante tecnico-pratico.
  • Tutto questo a costo zero per lo Stato.

Si apre un ventaglio di opportunità, senz’altro, ma è forte il rischio accentuare ulteriormente il divario fra Istituti di eccellenza e tutti gli altri, per non parlare della cronica mancanza di figure tecniche nella scuola di base. Il coordinatore sarà probabilmente un insegnante come gli altri, con qualche esperienza in più nel campo dell’innovazione digitale, cui sarà attribuito un incarico aggiuntivo temporaneo (non retribuito? Pagato con il FIS? Compensato con l’esonero parziale dall’insegnamento attingendo all’organico dell’autonomia?). Sarà fondamentale, almeno, organizzare una formazione adeguata per queste nuove figure, seguita dall’attivazione una rete stabile di supporto e condivisione.

Concludo con un cenno alla questione dei testi digitali. La legge 107, al comma 58 lettera h, include fra gli obiettivi del Piano nazionale per la scuola digitale la

«definizione dei criteri e delle finalità per l’adozione di testi didattici in formato digitale e per la produzione e la diffusione di opere e materiali per la didattica, anche prodotti autonomamente dagli istituti scolastici.»

L’esperienza mi insegna che un enunciato del genere, pur (ri)aprendo prospettive interessanti, non garantisce di per sé che avremo dei validi testi didattici digitali nel prossimo futuro, tantomeno che per tutti i libri di testo si abbandonerà definitivamente la carta. Anche qui c’è molta strada da fare per passare dalle buone intenzioni ai fatti e sono pronto a scommettere che si tratterà di un percorso a ostacoli.