Innovare con il Cloud

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Oggi partecipo a “Innovare con il Cloud“, un evento organizzato dall’Università di Padova con il supporto di Noovle.

Parleremo di cloud computing applicato al mondo della formazione, dell’educazione e della pubblica amministrazione. Presenteremo il nuovo Master Cloud Learning. Condivideremo idee ed esperienze per potenziare e semplificare i processi di comunicazione e apprendimento.

A partire dal primo pomeriggio sarò in diretta su Twitter. Questa è la mia presentazione.

Chiunque voglia pormi domande può farlo commentando questo post nel blog o utilizzando l’hashtag #mastercloudlearning su Twitter.

Classroom 05 – gestione dei compiti

Google Classroom è ancora un prodotto acerbo. Mancano molte funzionalità che ci si potrebbe aspettare da una piattaforma educativa online e l’integrazione con le altre app di Google deve ancora migliorare molto. C’è un aspetto, però, che già in questa prima versione appare ben sviluppato e sembra dare una marcia in più a Classroom rispetto a qualsiasi prodotto delle sua categoria. Mi riferisco alla sinergia con Google Drive, soprattutto per quanto riguarda la gestione dei compiti.

Ho già scritto che il docente, quando crea un compito, può caricare un file di riferimento e chiedere a Classroom di farne una copia per ogni studente. Questa è la barra dei pulsanti a disposizione del docente nella pagina del compito:

Pulsante Drive

  • INDIETRO (traduzione infelice e fuorviante) consente di riconsegnare i compiti dopo averli valutati;
  • EMAIL, serve a inviare messaggi a uno o più studenti;
  • CARTELLA dà accesso a tutti i file caricati o creati dagli studenti;
  • SCARICA permette l’esportazione di un file .csv con il riepilogo delle valutazioni.

Una caratteristica interessante pare sia stata introdotta grazie al feedback delle scuole che hanno sperimentato per prime l’applicazione: il docente può seguire l’intera evoluzione del prodotto, perché ha il permesso di leggere e commentare i file dello studente anche prima della consegna.

Questa è la barra lato studente, sempre nella pagina del compito:

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Con il primo pulsante si possono aggiungere allegati (come nei post dello stream). Il secondo può creare da zero documenti, fogli di lavoro, presentazioni o disegni che vengono salvati nella stessa cartella del compito. Cliccando su “Consegna” lo studente perde i privilegi di modifica e li passa al docente, che a questo punto può intervenire direttamente sul compito, assegnare il voto e inviare un feedback.

Ma non finisce qui: quando il docente restituisce il compito, lo studente può ancora intervenire, magari correggendo e sviluppando il prodotto sulla base delle indicazioni ricevute; al termine può consegnare di nuovo, passando il testimone all’insegnante. La staffetta può andare avanti (credo) all’infinito, in un continuo alternarsi fra produzione  guidata, feedback/valutazione, sviluppo/perfezionamento, nuovo feedback e aggiornamento della valutazione. Ed è tutto tracciabile, perché la piattaforma conserva, oltre alle cronologie dei singoli documenti, anche i commenti del docente e data/ora di ogni consegna e restituzione:

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Insomma, i compiti di Classroom sono veramente interessanti, soprattutto perché sfruttano in modo intelligente l’integrazione con Drive. Cosa possiamo aspettarci dal futuro (probabile) collegamento a Calendar?

Classroom 04 – studenti e inviti

Abbiamo già visto che gli studenti in Google Classroom possono:

  • essere invitati dal docente;
  • iscriversi da soli, utilizzando il codice univoco del corso.

Nel primo caso, finché lo studente non entra per la prima volta nel corso, il suo stato resta di invitato, graficamente distinguibile dagli altri:

studenti invitati

L’invio degli inviti è semplificato dal collegamento fra Classroom e la rubrica indirizzi di Gmail. Se l’amministratore ha attivato la condivisione dei contatti all’interno dell’organizzazione, si può anche attingere alla directory d’Istituto, che contiene gli indirizzi di tutti gli utenti registrati. Attenzione, però: i nuovi utenti non appaiono subito nella directory. La piattaforma Google ha bisogno di un po’ di tempo per aggiornare l’elenco.

iscrizione

Classroom 03 – annunci e compiti

La pagina principale di Classroom si chiama Stream ed è chiaramente ispirata alle piattaforme per il social learning come Edmodo e Schoology. Il docente può inserire due tipi di contenuto: Annuncio e Compito. Sul primo non  c’è molto da dire, si può scrivere un messaggio a tutti gli studenti, allegando un qualsiasi file dal proprio computer, un documento di Drive, un video di Youtube o un link.

Il compito, invece, è un oggetto tutto da scoprire.
Quando se ne crea uno le opzioni sembrano simili a quelle dell’annuncio, ma c’è una differenza importante. Allegando un file da Drive possiamo scegliere di farne creare automaticamente una copia per ogni studente. In questo modo il docente può mettere a disposizione della classe un modello di documento, che ciascuno dovrà poi sviluppare seguendo le istruzioni che contiene.

Attenzione: questa scelta va fatta durante la creazione del compito. Modificandolo successivamente l’opzione non è più disponibile.

Classroom gestisce i file di Drive allegati al compito in modo del tutto automatico, creando le cartelle necessarie e aggiungendo a ogni copia del documento il nome dello studente. Anche la consegna è semplicissima, si può fare direttamente dall’editor.

Nella homepage di Classroom lo studente vede per ogni corso un riquadro che mostra, in evidenza, i compiti che scadono nei prossimi sette giorni.

Il docente può impostare il voto massimo, commentare il lavoro degli studenti e anche modificare una valutazione già assegnata. La tabella dei voti di ogni compito è scaricabile in formato csv, ma non ho trovato una pagina con il riepilogo delle valutazioni del corso. Gli studenti, oltre a commentare i contenuti inviati dall’insegnante, possono postare annunci con i relativi allegati.

L’integrazione con Drive sembra il principale punto di forza di Classroom. In questa prima versione si presenta come uno strumento molto valido e facile da usare per potenziare la didattica in aula, ma non ha le funzioni necessarie per competere con le piattaforme e-Learning tradizionali. D’altra parte dubito che Google abbia in mente Moodle come modello da imitare.

Classroom 02 – creazione di una classe

Nel post precedente abbiamo visto quali sono le procedure necessarie per l’attivazione di Classroom da parte dell’amministratore di un dominio Google Apps for Education. Stavolta vestiamo i panni del docente, per creare e configurare una classe.

Anzitutto dobbiamo fare login con il nostro account Google Apps for Education e poi collegarci all’indirizzo classroom.google.com. Per creare una classe basta cliccare sul “+” che si trova in alto a destra, accanto al nostro indirizzo email:

 

Qui troviamo subito una piccola incongruenza: nella guida ufficiale e in altre parti nel sito si parla di classe, ma questo comando è stato tradotto con “Crea lezione“. Ciò che stiamo creando, in realtà, è più propriamente un corso, cioè un modulo didattico indirizzato a un gruppo di studenti, con un proprio spazio di lavoro virtuale. In ambito scolastico può contenere l’intero percorso annuale di una disciplina per una data classe, in ambito accademico o di formazione professionale può coincidere con un segmento più breve e circoscritto (insegnamento, laboratorio, gruppo di lavoro…).

In pochi secondi ci troviamo all’interno del nostro ambiente di apprendimento virtuale, di cui possiamo subito personalizzare l’aspetto grafico, con il comando “Cambia tema classe”:

Per ora si può scegliere uno dei 32 temi messi a disposizione da Google, non personalizzabili.

La barra di navigazione è molto semplice e consente di spostarsi fra le tre pagine che compongono lo spazio di lavoro di Classroom:

  • Stream” è la homepage del corso e, sul modello dei social network, raccoglie in ordine cronologico tutte le attività, le comunicazioni e le informazioni più importanti;
  • Studenti” mostra l’elenco dei partecipanti e consente di invitarne altri, selezionandoli dall’elenco degli utenti presenti nel dominio;
  • nella pagina “Informazioni” troviamo alcuni dati di base sul corso, come l’indirizzo email del docente, il link all’archivio dei materiali in Drive e uno spazio per presentare il percorso didattico.

Gli studenti possono anche iscriversi da soli, inserendo il codice univoco della classe, che comunque deve essere comunicato dal docente.

Nello Stream l’insegnante può inserire due tipi di contenuto: “Annuncio” e “Compito”. Nel prossimo post vedremo di che si tratta e come funzionano.

Classroom 01 – attivazione

Google ha recentemente reso disponibile Classroom su tutti i domini Education. Le scuole che hanno adottato le Google Apps hanno fra le mani finalmente uno strumento pensato apposta per gestire la didattica. Sono appena rientrato dalle vacanze e ho deciso di iniziare subito a provare Classroom, raccontando qui, un po’ alla volta, le mie scoperte.

Partiamo dall’attivazione. Un messaggio email ha ricordato a me e tutti gli altri amministratori di andare a verificare che la nuova app fosse attivata per gli utenti. Io, ad esempio, avevo scelto di non mettere automaticamente a disposizione di tutti i nuovi servizi, ma di decidere caso per caso se e quando attivarli. È bastato entrare nella console di amministrazione per svolgere manualmente l’operazione, con pochi clic:

Come si entra in Classroom? Basta collegarsi all’indirizzo https://classroom.google.com dopo aver fatto login con il proprio account Google Apps for Education. Al primo accesso bisogna dichiarare il proprio ruolo:

Ovviamente l’amministratore può controllare e filtrare le richieste di accesso, direttamente dalla pagina dell’app nella console di amministrazione. Io ho scelto l’impostazione più restrittiva, che richiede la mia approvazione prima di attivare le funzioni riservate ai docenti:

Aggiornamento: nella prima versione dell’articolo ho dimenticato di segnalare che è necessario attivare il servizio “Google Groups for Business” per gestire le autorizzazioni degli insegnanti. La piattaforma li inserisce automaticamente in un gruppo speciale.

Tutto qui.  Classroom è pronto a partire e l’amministratore ha esaurito il suo compito. Ora tocca agli insegnanti.

Nel prossimo post vedremo come si crea una classe.

La Classroom del futuro?

Google sta lanciando una nuova applicazione che dovrebbe consentire alle Google Apps for Education di competere a pieno titolo con le classiche piattaforme e-learning. Si chiama Classroom, promette una gestione semplice delle attività didattiche e una perfetta integrazione con Drive.

Siamo a un punto di svolta? Spero di poter fare presto una prova per rendermene conto di persona.

P.S. La star indiscussa del video, secondo me, è l’insegnante d’italiano.

Com’è profondo il mare

Esco proprio ora da due esperienze illuminanti.

La prima: ho fatto il tutor in un laboratorio online di Tecnologie Didattiche per l’Università di Padova. Ho dovuto valutare più di cento schede di progettazione inviate dai miei colleghi insegnanti iscritti ai PAS. C’erano tante belle idee e sincera passione, ma anche una gran confusione fra traguardi di competenza, obiettivi specifici di apprendimento e… altre cose che erano finite lì per caso.

La seconda: ho monitorato i registri elettronici di un gruppo di insegnanti che utilizzano la piattaforma Google Apps for Education. Il modello adottato nella loro scuola prevede, nella tabella delle valutazioni, l’indicazione delle competenze, delle abilità o delle conoscenze da valutare in ogni attività didattica. Quasi mai i colleghi lo hanno fatto. La stragrande maggioranza di loro si è limitata a indicare l’argomento trattato e il tipo di verifica (orale, scritto, prova pratica…).

In entrambi i casi il contesto (accademico e scolastico) è imbevuto di teoria sulla didattica per competenze ma, evidentemente, anche stavolta tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Non è colpa dei colleghi, anche molto giovani, se nessuno li ha mai messi veramente nelle condizioni di poter cambiare radicalmente il modello pedagogico trasmissivo con cui sono cresciuti.

Per passare dalle parole ai fatti servono un piano organico, le risorse necessarie e tanto lavoro di squadra. Tutte cose che in Italia, oggi, scarseggiano assai. A questo punto o guardiamo in faccia la realtà quotidiana delle nostre aule e ci rimbocchiamo le maniche sul serio per dare ai nostri figli la scuola di cui hanno veramente bisogno, oppure continuiamo a spiegare e interrogare come si è sempre fatto, ma almeno smettiamola di prenderci in giro.

Editing di immagini in Drive

Pochi giorni fa Google ha introdotto l’editing delle immagini nei Disegni e nelle Presentazioni di Drive. Le funzioni, come al solito, sono essenziali, semplici da usare e per certi versi originali.

Cliccando su un’immagine appare nella barra un set specifico di pulsanti:

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In realtà non c’è quasi nulla di nuovo. Gli sviluppatori di Google hanno pensato di applicare alle immagini importate alcuni dei comandi già disponibili nel programma: bordi e forme. Senza complicare minimamente l’interfaccia, quindi, ora è possibile:

  • ritagliare l’immagine;
  • aggiungere bordi, scegliendone forma, dimensioni e colore;
  • applicare maschere, utilizzando le stesse forme disponibili per il disegno.

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Un altro piccolo passo nella direzione giusta.

Motivazione e apprendimento

Sempre interessanti gli articoli di David Price. In questo l’autore smonta tre miti del cosiddetto student engagement:

  1. spesso i ragazzi sembrano motivati, ma stanno fingendo (quanti sguardi fissi sulla cattedra nascondono ben altri pensieri?)
  2. buoni risultati nei test non sono indice di motivazione (tantomeno di un apprendimento efficace e significativo dentro le mura scolastiche)
  3. se gli studenti si divertono non vuol dire che siano realmente coinvolti nelle attività (non basta essere docenti brillanti e carismatici se la progettazione è carente).

Più avanti David mette in fila tre principi di buon learning design, presi in prestito da un filosofo e pedagogista indiano:

  1. niente può essere insegnato
    devono essere gli studenti a scegliere
  2. bisogna tener conto delle specificità di una mente in formazione
    le attività devono essere percepite come significative
  3. lavora dal vicino al distante
    il docente deve partire dalla realtà quotidiana degli studenti, ma poi deve stimolarli ad allargare progressivamente l’orizzonte fuori dalla loro comfort zone.

L’articolo si chiude con un paio di domande: ” Possiamo diventare progettisti dell’apprendimento piuttosto che dispensatori di schede di lavoro? Possiamo creare opportunità di apprendimento che siano in grado, contemporaneamente, di ispirare, sfidare e approfondire la predisposizione naturale ad apprendere degli studenti?”

Ecco, di questo dovremmo parlare, molto prima di chiederci se sia il caso di acquistare LIM, tablet, computer o proiettori. E anche il dibattito, oggi di grande attualità, sul libro di testo digitale, finisce inevitabilmente sullo sfondo quando si mettono in primo piano le finalità educative e la scelta delle migliori strategie didattiche.

Il futuro è già qui, ma soffre di cattiva distribuzione (W. Gibson)