Classroom 03 – annunci e compiti

La pagina principale di Classroom si chiama Stream ed è chiaramente ispirata alle piattaforme per il social learning come Edmodo e Schoology. Il docente può inserire due tipi di contenuto: Annuncio e Compito. Sul primo non  c’è molto da dire, si può scrivere un messaggio a tutti gli studenti, allegando un qualsiasi file dal proprio computer, un documento di Drive, un video di Youtube o un link.

Il compito, invece, è un oggetto tutto da scoprire.
Quando se ne crea uno le opzioni sembrano simili a quelle dell’annuncio, ma c’è una differenza importante. Allegando un file da Drive possiamo scegliere di farne creare automaticamente una copia per ogni studente. In questo modo il docente può mettere a disposizione della classe un modello di documento, che ciascuno dovrà poi sviluppare seguendo le istruzioni che contiene.

Attenzione: questa scelta va fatta durante la creazione del compito. Modificandolo successivamente l’opzione non è più disponibile.

Classroom gestisce i file di Drive allegati al compito in modo del tutto automatico, creando le cartelle necessarie e aggiungendo a ogni copia del documento il nome dello studente. Anche la consegna è semplicissima, si può fare direttamente dall’editor.

Nella homepage di Classroom lo studente vede per ogni corso un riquadro che mostra, in evidenza, i compiti che scadono nei prossimi sette giorni.

Il docente può impostare il voto massimo, commentare il lavoro degli studenti e anche modificare una valutazione già assegnata. La tabella dei voti di ogni compito è scaricabile in formato csv, ma non ho trovato una pagina con il riepilogo delle valutazioni del corso. Gli studenti, oltre a commentare i contenuti inviati dall’insegnante, possono postare annunci con i relativi allegati.

L’integrazione con Drive sembra il principale punto di forza di Classroom. In questa prima versione si presenta come uno strumento molto valido e facile da usare per potenziare la didattica in aula, ma non ha le funzioni necessarie per competere con le piattaforme e-Learning tradizionali. D’altra parte dubito che Google abbia in mente Moodle come modello da imitare.

Classroom 02 – creazione di una classe

Nel post precedente abbiamo visto quali sono le procedure necessarie per l’attivazione di Classroom da parte dell’amministratore di un dominio Google Apps for Education. Stavolta vestiamo i panni del docente, per creare e configurare una classe.

Anzitutto dobbiamo fare login con il nostro account Google Apps for Education e poi collegarci all’indirizzo classroom.google.com. Per creare una classe basta cliccare sul “+” che si trova in alto a destra, accanto al nostro indirizzo email:

 

Qui troviamo subito una piccola incongruenza: nella guida ufficiale e in altre parti nel sito si parla di classe, ma questo comando è stato tradotto con “Crea lezione“. Ciò che stiamo creando, in realtà, è più propriamente un corso, cioè un modulo didattico indirizzato a un gruppo di studenti, con un proprio spazio di lavoro virtuale. In ambito scolastico può contenere l’intero percorso annuale di una disciplina per una data classe, in ambito accademico o di formazione professionale può coincidere con un segmento più breve e circoscritto (insegnamento, laboratorio, gruppo di lavoro…).

In pochi secondi ci troviamo all’interno del nostro ambiente di apprendimento virtuale, di cui possiamo subito personalizzare l’aspetto grafico, con il comando “Cambia tema classe”:

Per ora si può scegliere uno dei 32 temi messi a disposizione da Google, non personalizzabili.

La barra di navigazione è molto semplice e consente di spostarsi fra le tre pagine che compongono lo spazio di lavoro di Classroom:

  • Stream” è la homepage del corso e, sul modello dei social network, raccoglie in ordine cronologico tutte le attività, le comunicazioni e le informazioni più importanti;
  • Studenti” mostra l’elenco dei partecipanti e consente di invitarne altri, selezionandoli dall’elenco degli utenti presenti nel dominio;
  • nella pagina “Informazioni” troviamo alcuni dati di base sul corso, come l’indirizzo email del docente, il link all’archivio dei materiali in Drive e uno spazio per presentare il percorso didattico.

Gli studenti possono anche iscriversi da soli, inserendo il codice univoco della classe, che comunque deve essere comunicato dal docente.

Nello Stream l’insegnante può inserire due tipi di contenuto: “Annuncio” e “Compito”. Nel prossimo post vedremo di che si tratta e come funzionano.

Classroom 01 – attivazione

Google ha recentemente reso disponibile Classroom su tutti i domini Education. Le scuole che hanno adottato le Google Apps hanno fra le mani finalmente uno strumento pensato apposta per gestire la didattica. Sono appena rientrato dalle vacanze e ho deciso di iniziare subito a provare Classroom, raccontando qui, un po’ alla volta, le mie scoperte.

Partiamo dall’attivazione. Un messaggio email ha ricordato a me e tutti gli altri amministratori di andare a verificare che la nuova app fosse attivata per gli utenti. Io, ad esempio, avevo scelto di non mettere automaticamente a disposizione di tutti i nuovi servizi, ma di decidere caso per caso se e quando attivarli. È bastato entrare nella console di amministrazione per svolgere manualmente l’operazione, con pochi clic:

Come si entra in Classroom? Basta collegarsi all’indirizzo https://classroom.google.com dopo aver fatto login con il proprio account Google Apps for Education. Al primo accesso bisogna dichiarare il proprio ruolo:

Ovviamente l’amministratore può controllare e filtrare le richieste di accesso, direttamente dalla pagina dell’app nella console di amministrazione. Io ho scelto l’impostazione più restrittiva, che richiede la mia approvazione prima di attivare le funzioni riservate ai docenti:

Aggiornamento: nella prima versione dell’articolo ho dimenticato di segnalare che è necessario attivare il servizio “Google Groups for Business” per gestire le autorizzazioni degli insegnanti. La piattaforma li inserisce automaticamente in un gruppo speciale.

Tutto qui.  Classroom è pronto a partire e l’amministratore ha esaurito il suo compito. Ora tocca agli insegnanti.

Nel prossimo post vedremo come si crea una classe.

La Classroom del futuro?

Google sta lanciando una nuova applicazione che dovrebbe consentire alle Google Apps for Education di competere a pieno titolo con le classiche piattaforme e-learning. Si chiama Classroom, promette una gestione semplice delle attività didattiche e una perfetta integrazione con Drive.

Siamo a un punto di svolta? Spero di poter fare presto una prova per rendermene conto di persona.

P.S. La star indiscussa del video, secondo me, è l’insegnante d’italiano.

Com’è profondo il mare

Esco proprio ora da due esperienze illuminanti.

La prima: ho fatto il tutor in un laboratorio online di Tecnologie Didattiche per l’Università di Padova. Ho dovuto valutare più di cento schede di progettazione inviate dai miei colleghi insegnanti iscritti ai PAS. C’erano tante belle idee e sincera passione, ma anche una gran confusione fra traguardi di competenza, obiettivi specifici di apprendimento e… altre cose che erano finite lì per caso.

La seconda: ho monitorato i registri elettronici di un gruppo di insegnanti che utilizzano la piattaforma Google Apps for Education. Il modello adottato nella loro scuola prevede, nella tabella delle valutazioni, l’indicazione delle competenze, delle abilità o delle conoscenze da valutare in ogni attività didattica. Quasi mai i colleghi lo hanno fatto. La stragrande maggioranza di loro si è limitata a indicare l’argomento trattato e il tipo di verifica (orale, scritto, prova pratica…).

In entrambi i casi il contesto (accademico e scolastico) è imbevuto di teoria sulla didattica per competenze ma, evidentemente, anche stavolta tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Non è colpa dei colleghi, anche molto giovani, se nessuno li ha mai messi veramente nelle condizioni di poter cambiare radicalmente il modello pedagogico trasmissivo con cui sono cresciuti.

Per passare dalle parole ai fatti servono un piano organico, le risorse necessarie e tanto lavoro di squadra. Tutte cose che in Italia, oggi, scarseggiano assai. A questo punto o guardiamo in faccia la realtà quotidiana delle nostre aule e ci rimbocchiamo le maniche sul serio per dare ai nostri figli la scuola di cui hanno veramente bisogno, oppure continuiamo a spiegare e interrogare come si è sempre fatto, ma almeno smettiamola di prenderci in giro.

Editing di immagini in Drive

Pochi giorni fa Google ha introdotto l’editing delle immagini nei Disegni e nelle Presentazioni di Drive. Le funzioni, come al solito, sono essenziali, semplici da usare e per certi versi originali.

Cliccando su un’immagine appare nella barra un set specifico di pulsanti:

Schermata 2014-03-30 alle 17.32.18

In realtà non c’è quasi nulla di nuovo. Gli sviluppatori di Google hanno pensato di applicare alle immagini importate alcuni dei comandi già disponibili nel programma: bordi e forme. Senza complicare minimamente l’interfaccia, quindi, ora è possibile:

  • ritagliare l’immagine;
  • aggiungere bordi, scegliendone forma, dimensioni e colore;
  • applicare maschere, utilizzando le stesse forme disponibili per il disegno.

Schermata 2014-03-30 alle 17.50.50

Un altro piccolo passo nella direzione giusta.

Motivazione e apprendimento

Sempre interessanti gli articoli di David Price. In questo l’autore smonta tre miti del cosiddetto student engagement:

  1. spesso i ragazzi sembrano motivati, ma stanno fingendo (quanti sguardi fissi sulla cattedra nascondono ben altri pensieri?)
  2. buoni risultati nei test non sono indice di motivazione (tantomeno di un apprendimento efficace e significativo dentro le mura scolastiche)
  3. se gli studenti si divertono non vuol dire che siano realmente coinvolti nelle attività (non basta essere docenti brillanti e carismatici se la progettazione è carente).

Più avanti David mette in fila tre principi di buon learning design, presi in prestito da un filosofo e pedagogista indiano:

  1. niente può essere insegnato
    devono essere gli studenti a scegliere
  2. bisogna tener conto delle specificità di una mente in formazione
    le attività devono essere percepite come significative
  3. lavora dal vicino al distante
    il docente deve partire dalla realtà quotidiana degli studenti, ma poi deve stimolarli ad allargare progressivamente l’orizzonte fuori dalla loro comfort zone.

L’articolo si chiude con un paio di domande: ” Possiamo diventare progettisti dell’apprendimento piuttosto che dispensatori di schede di lavoro? Possiamo creare opportunità di apprendimento che siano in grado, contemporaneamente, di ispirare, sfidare e approfondire la predisposizione naturale ad apprendere degli studenti?”

Ecco, di questo dovremmo parlare, molto prima di chiederci se sia il caso di acquistare LIM, tablet, computer o proiettori. E anche il dibattito, oggi di grande attualità, sul libro di testo digitale, finisce inevitabilmente sullo sfondo quando si mettono in primo piano le finalità educative e la scelta delle migliori strategie didattiche.

Trova la differenza

Guardate queste due pagine web:

Simili, vero? Facendo formazione sulle Google Apps mi sto accorgendo di una cosa. Quando una persona apre Chrome e si trova davanti la prima pagina, regolarmente la scambia per la seconda. Risultato: tutti o quasi accedono a Chrome, prima di accedere a Google. E non è una differenza da poco, perché accedendo a Chrome si associa il programma di navigazione, non un singolo sito, al nostro account personale.

Non che non sia comodo sincronizzare i segnalibri, le password, le ricerche, la cronologia e chissà quante altre cose di cui neanche di accorgiamo. Il punto è un altro: lo dobbiamo scegliere noi, consapevoli del fatto che ciò comporta il monitoraggio da parte di Google di tutto ciò che facciamo nel web. Non deve accadere quasi di nascosto, contando sulla nostra distrazione.

Era così complicato differenziare meglio graficamente le due pagine? A guardar bene sembra che qualcuno si sia ingegnato non poco, ma per fare esattamente il contrario.

Gmail Plus

In questi giorni Google sta attivando un’integrazione più stretta fra Gmail e Plus, che consente di inviare messaggi anche a utenti di cui non si conosce l’indirizzo.

Tramite una nuova impostazione di Gmail è possibile stabilire chi è autorizzato a contattarci.

Ci sono tre possibilità:

  • chiunque;
  • cerchie estese (cioè amici e amici degli amici);
  • cerchie;
  • nessuno.

 

Ovviamente il default è “Chiunque”.

Google Drive e gruppi di lavoro

gruppiDrive

Uno dei miei venticinque lettori mi ha chiesto di raccontare com’è andata a finire la storia dei permessi in Google Drive. Come mi succede spesso, sommerso da altre faccende, ho trascurato il blog per un po’ di tempo. Male, perché ci sono alcuni fili che sarebbe un peccato interrompere.

Partiamo subito con la questione dei permessi in Google Drive. Nel mio messaggio del 10 gennaio 2013 annunciavo l’utilizzo dei Gruppi per semplificare la gestione di file e cartelle condivise. Fatto, con grande soddisfazione. Dopo una prima fase sperimentale, che è coincisa con il secondo quadrimestre dello scorso anno scolastico, a settembre ho adottato  i Gruppi per organizzare le categorie di utenti, tutti i Consigli di Classe della Scuola Secondaria, le commissioni delle Funzioni Strumentali e (in queste ultime settimane) anche le classi che stanno iniziando a lavorare in piattaforma.

Ora condivido le cartelle principali di Google Drive con i gruppi, che si aggiornano automaticamente sull’intera piattaforma quando ne modifico la composizione, aggiungendo o rimuovendo gli utenti che ne fanno parte. Trovo molto utile la possibilità di creare gruppi che ne contengono altri. Ad esempio, io faccio parte del gruppo “Docenti Secondaria” che, insieme a “Docenti Infanzia” e “Docenti Primaria” forma il gruppo “Docenti”. Se condivido una cartella con “Docenti” (o invio un messaggio al relativo indirizzo email) coinvolgo tutti e tre i gradi automaticamente.

Anche il turnover degli insegnanti non è più un problema. Se un docente lascia la mia scuola sospendo il suo account, senza eliminarlo. In questo modo potrà ritrovare tutto come lo ha lasciato quando, eventualmente, tornerà a lavorare con noi. Ogni nuovo docente viene associato ai gruppi che lo riguardano, acquisendo all’istante tutti i permessi di cui ha bisogno.

Non sempre è semplice star dietro a tutte le funzioni di cui dispone un amministratore Google Apps, ma la qualità dei risultati compensa ampiamente lo sforzo necessario.
A presto (promesso) con un altro filo da riannodare.